"News is also what journalists make it. How journalists make news depends on their working environment. Their working environment is shaped by economic, social, political and technological factors, all of which form a dense inter-meshing of commercial, ethical, regulatory and cultural components."
(New Media, Old News: Journalism and Democracy in the Digital Age)
Ma insieme ad un miglioramento intellettuale, il giornalismo italiano subisce un'altra, e questa radicale trasformazione: da organo di partito, diventa organismo industriale; viene venduto a scapito, ma si rifà sugli annunzi; quindi le idee sono un accessorio, talvolta ingombrante; la notizia è la cosa principale; ma la notizia che non produca turbamento, che non obblighi a polemica, che non costringa a pensare. I giornali si complicano con imprese industriali d'altro genere, riviste d'amena lettura di grande diffusione e di reddito più grande. Essi non si preoccupano di muovere e di educare il pubblico, ma di assecondarlo nella sua pigrizia e di accontentarlo nei suoi piaceri. I vecchi giornali di partito, o debbono trasformarsi chiedendo non più al partito, ma a società industriali, a banche, a gruppi di finanzieri i mezzi costosi per sostenere la concorrenza: o si riducono a organi fatti delle persone già convinte, con scarsa diffusione e nessun potere nel pubblico. D'altra parte i finanzieri non concedono l'aiuto ai giornali, che a patto che sostengan campagne nel loro interesse, e si vedono giornali democratici adibiti a tesi magari clericali, e giornali conservatori che soffiano nel fuoco dell'anarchia e della illegalità. I giornalisti non sono di questo gran che responsabili; essi rispecchiano la vita del Paese, che ha perduto i partiti, che ha in testa e nel cuore una grande confusione, che non sa ritrovare se stesso se non nel momento della lotta nazionale. Ogni tesi, del resto, ogni campagna che veramente abbia un interesse profondo, trova sempre nel Paese una corrispondenza economica: i partiti che meritano un settimanale hanno soltanto un settimanale; il partito di quelli che non hanno partito, e sono oggi i milioni, ha molti quotidiani prudenti, calmi, che parlano di tutto, delitti e letteratura, teatri e sport, di tutto, salvo, si intende, di quello che può costringere a decidersi, a muoversi, a rifarsi un'anima ed una volontà. Ma la colpa non è dei giornali: è dei lettori.
(Giuseppe Prezzolini, Italia 1912)

